40 termini della SEO da conoscere per iniziare | Giuseppe Garbin

Ve ne sarete sicuramente accorti. Ogni cosa relativa al digital marketing può essere descritta con una sigla, un’abbreviazione o anche tramite espressioni gergali che, con il tempo, sono state sdoganate e diventate di uso comune. CPC, CPV, CRO, ROI, ROAS, LAL, TOFU, MOFU, BOFU, SEA… e queste sono solo le prime che mi sono venute in mente..

Se siete del mestiere avrete imparato a conoscere e gestire questa situazione, utilizzando quotidianamente questa terminologia. Ma se siete neofiti e vi state affacciando ora alla materia le cose si complicano. Avere quindi un glossario a cui fare riferimento risulta molto più che utile.

Glossario della SEO, dalla A alla… T

Un indice completo, che comprenda tutte le aree del digital marketing, è un’impresa che prima o poi riuscirò a portare a termine ma, per il momento, inizio con un primo glossario della SEO. Ecco quindi 40 termini che dovete assolutamente conoscere per iniziare ad affrontare questa materia.

Alt Text

Attributo inserito all’interno del tag HTML che contiene una descrizione testuale dell’immagine e della sua funzione all’interno della pagina. La sintassi è <img src="bg.jpg" alt="qui il testo" />. Lo scopo dell’Alt Text (spesso chiamato erroneamente Alt Tag) va ricercato nell’ambito dell’accessibilità al sito e al suo utilizzo, in caso l’immagine non possa essere caricata e, per la gioia di ogni SEO specialist, per aiutare i crawler a contestualizzare e indicizzare l’immagine (e quindi la pagina stessa).

In italiano è detto anche Link in entrata, e rappresenta un collegamento ipertestuale alla pagina web in oggetto. Il collegamento può provenire da una pagina interna al sito stesso (internal link) oppure da un altro sito (external link). Solitamente, con il termine backlink si fa riferimento a quest’ultimo caso.

Black Hat SEO

Rappresenta un insieme di tecniche e azioni che, applicate ad un sito o una pagina web, hanno come unico scopo quello di manipolare l’algoritmo con cui i motori di ricerca calcolano il ranking delle pagine web e, di conseguenza, il posizionamento all’interno dei risultati di ricerca. Questo tipo di pratica potrebbe comportare una penalizzazione da parte di Google.

Li avete certamente visti e usati molto spesso. I bread crumbs sono solitamente posizionati nella parte superiore della pagina e, oltre a permettere all’utente di conoscere la sua posizione all’interno del sito (utile soprattutto in caso di un sito molto grande), sono apprezzati anche dai crawlers perché descrivono con precisione la struttura del sito e la “discendenza” della singola pagina web. I bread crumbs sono infatti link interni che, dall’homepage, si snodano fino all’ultimo livello di navigazione.

Canonical URL

Il canonical URL serve per risolvere il problema dei contenuti duplicati dichiarando all’interno della <head> quale pagina volete compaia tra i risultati. Lo snippet da utilizzare è <link rel="canonical" href="qui-l-url" />.

Contenuto duplicato

In caso aveste all’interno del vostro sito web due o più pagine con contenuti molto simili (se non uguali, come ad esempio una stessa pagina in due versioni mobile e desktop), il motore di ricerca le battezza come contenuto duplicato. In questo caso verrà visualizzata una sola delle pagine tra i suoi risultati di ricerca, mentre le altre verranno sottoposte a scansione con minor frequenza.

Crawler

Detti anche Spider o Bot, sono programmi informatici utilizzati dai motori di ricerca per creare un indice dell’intera rete web, necessario per restituire i risultati di ricerca in tempi praticamente immediati. Infatti, i crawler scansionano la rete, periodicamente e in modo completamente automatizzato, inserendo tutte le pagine web in cui si imbattono all’interno dei database dei motori di ricerca che, tramite i loro algoritmi, le catalogano e analizzano per rispondere alle interrogazioni degli utenti in pochissimi istanti. I crawler si spostano tra le pagine seguendo i link all’interno di esse. Ne consegue quindi che una gestione attenta della struttura del sito e dei link semplificano il loro compito, riducendo le risorse impiegate e aumentando le possibilità che le pagine del sito vengano posizionate.
Vedi anche: Indice di Google.

Dofollow

Quando si inserisce un link all’interno di una pagina web, è anche possibile comunicare ai crawler quale comportamento seguire quando si imbatte in esso: se devono seguire il link fino alla sua destinazione oppure se devono ignorarlo. Solitamente, ogni link è dofollow di default a meno di dichiararlo nofollow. Ai fini del posizionamento, i link dofollow sono quelli più utili e ambiti, poiché uno dei parametri che Google considera per il calcolo del ranking è proprio la quantità dei link naturali che la pagina riceve unita alla qualità dei siti su cui si trovano.

Con lo scopo di ridurre la distanza tra la domanda dell’utente e la risposta, in alcune occasioni, Google tenta di fornire una risposta breve ma completa immediatamente prima dei risultati, tramite un box dedicato. Questo è un featured snippet. Siccome non occupa uno dei dieci posti disponibili in prima pagina, il featured snippet è chiamato anche Risultato zero. Per la SEO è un traguardo molto ambito poiché il CTR è molto elevato.

Google Search Console

Google mette a disposizione molti tool gratuiti per la gestione e il monitoraggio dei siti web. Google Search Console è uno di questi e, nello specifico, permette di verificare l’indicizzazione del sito web da parte del motore di ricerca, velocizzare e gestire il processo di scansione di nuove pagine o pagine aggiornate (anche tramite Sitemap) e, soprattutto, osservare con quali parole chiave compaiono le pagine del sito tra i risultati di ricerca.

Google My Business

Piattaforma di Google attraverso la quale un’azienda può creare un suo profilo aziendale, geolocalizzato e completo di tutte le informazioni generali, come nome, indirizzo, orari di apertura e categoria merceologica. Google My Business è fondamentale per la local SEO, anche per stessa ammissione di Google: “tenendo aggiornate le informazioni sulla tua attività commerciale puoi migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca locale su Google e aumentare la tua presenza in Ricerca Google e Google Maps”.

Header Tags

Sono tag HTML che definiscono i titoli e i sottotitoli all’interno di una pagina web: <h1>, <h2>, <h3>, <h4>, <h5> e <h6>. Oltre ad essere fondamentali per dare una struttura al contenuto, uniti ad una corretta gestione delle keyword e alla semantica, sono molto anche utili ai fini del posizionamento.

Indice di Google

Dopo che i crawler di Google (o Googlebot) hanno scansionato miliardi di pagine web, le inseriscono all’interno del database di Google, catalogandole e creando un indice. Di fatto, quando facciamo una ricerca su Google stiamo facendo una ricerca all’interno del suo indice, non su tutto il web.

Juice

Il termine juice è stato coniato per rappresentare il concetto per cui più link riceve una pagina web più essa acquista autorevolezza, migliorandone il ranking e il posizionamento. Un link in ingresso passa juice (autorevolezza) e tanto più è importante il sito e la pagina di provenienza, tanto più juice (autorevolezza) passa alla pagina di destinazione. Era anche opinione diffusa che l’inserimento di un link in uscita dal proprio sito comporti una dispersione di juice, peggiorando il ranking, ma recentemente John Mueller, Webmaster Trend Analyst di Google, ha smentito questa teoria:

Keyword

In italiano Parola chiave, è un termine generico che viene utilizzato comunemente per definire le parole digitate degli utenti all’interno dei motori di ricerca. Quelle stesse parole che, con la pratica della SEO, vogliamo intercettare in maniera organica. Durante la Keyword research, si tende a distinguere le parole chiave in Main keyword, Secondary keyword e Related keyword. Altro aspetto divisivo è la presenza o meno del nome del brand all’interno della parola chiave. La distinzione in questo caso è tra Branded keyword e Generic keyword.

Keyword density

Letteralmente, la densità della parola chiave all’interno della pagina web. La keyword density (KDI) rappresenta dunque il rapporto, espresso in percentuale, tra il numero di volte che compare la parola chiave e il numero totale dei termini.

Keyword research

La keyword research rappresenta la fase preliminare alla creazione dei contenuti, ovvero il momento in cui si studiano e si catalogano le parole chiave da inserire nel progetto, organizzando il successivo lavoro di creazione delle pagine web, dei testi e della struttura dei link. Non è consigliabile creare un contenuto SEO senza aver ben chiaro il suo collocamento all’interno della strategia generale e, soprattutto, per quali keyword deve posizionarsi.

Keyword stuffing

La ripetizione continua ed eccessiva delle Keyword all’interno di una pagina, fino ad arrivare al punto di creare frasi dalla composizione e suono innaturale. Una pratica che l’algoritmo di Google è in grado di riconoscere, quindi sconsigliabile se non si volete incappare in penalizzazioni.

La link building è una pratica di SEO off-page che si occupa di creare fisicamente questi link in ingresso attraverso diverse modalità, cercando di mantenere un profilo di backlink che possa sembrare più naturale possibile agli occhi del motore di ricerca. E’ infatti certo che il numero e la qualità dei Backlink alla pagina web sono un importante fattore per il calcolo del ranking, ma è anche vero che pratiche estreme di link building possono trasformarsi in penalizzazioni.

Local SEO

La local SEO è un ramo specifico della SEO il cui obiettivo è quello di posizionare pagine e siti web adatti a rispondere alle esigenze delle persone in un’area geografica circoscritta. Normalmente, le keyword per la local SEO contengono termini geografici, come ad esempio “albergo a firenze” o “ristorante a pavia”. Fondamentale per la local SEO è la piattaforma Google My Business.

Long Tail Keyword

Parole chiave molto comuni e generiche hanno solitamente volumi di ricerca molto alti e, di conseguenza, la competizione è molto feroce. Parole chiave più specifiche, invece, composte da più parole per una ricerca più particolare, hanno volumi più bassi e una competizione più abbordabile. L’insieme di queste keyword è definita Long Tail Keyword o, in italiano, coda lunga.

Main keyword

Identifica una keyword come la parola chiave principale della keyword research, intorno alla quale ruota tutta la strategia.

Meta description

Tecnicamente è un tag HTML <meta name="description" content="..." /> inserito nella head della pagina web. All’interno dell’attributo content viene richiesto di inserire un breve testo (150-160 caratteri) che sarà riconosciuto dai motori di ricerca come quello da visualizzare, insieme al Title tag, nel momento in cui la pagina comparirà tra i risultati organici.

Meta keywords

Un altro tag HTML, proprio come il Meta description, il cui scopo era di descrivere al motore di ricerca quali parole chiave descrivevano il contenuto della pagina web. Dico “era” perché ormai più di dieci anni fa, Google dichiarò ufficialmente che il meta keywords tag non è più un fattore di ranking.

Noindex

Un altro tag: <meta name="robots" content="noindex">. Inserendo questo tag HTML all’interno della head della pagina web, impediamo ai crawler (tutti) l’accesso alla pagina stessa, rimuovendola, di fatto, dai risultati di ricerca. E’ anche possibile essere più specifici su quale crawler bloccare, come ad esempio il Googlebot: <meta name="googlebot" content="noindex">. Un altro modo per escludere pagine o aree del sito utilizzare il file robots.txt.

Nofollow

In caso si debba inserire un il link in uscita dal proprio sito, è possibile comunicare ai crawler dei motori di ricerca di non seguire quel collegamento durante la loro scansione. In questo modo la pagina di destinazione non riceverà alcun beneficio per il ranking e il motore di ricerca non assocerà il nostro sito web a quello di destinazione. Questo lo si può fare specificando il valore nofollow all’attributo rel del tag HTML del link: <a href="..." rel="nofollow">.

Penalizzazione

L’uso di tecniche di black hat SEO o pratiche estreme di link building possono attirare l’attenzione di Google come fosse l’occhio di Sauron con l’anello di Frodo. In caso dovesse accorgersi di questi tentativi manipolatori (o venissero segnalati da altri utenti), Google rimuoverà istantaneamente tutte le pagine del sito dai suoi risultati di ricerca facendovi però il favore di avvisarvi tramite la Google Search Console.

Pillar page

All’interno di un silo (o topic cluster), la pillar page rappresenta il fulcro di tutta l’impalcatura. La pillar page è una pagina web creata per posizionarsi per la parola chiave principale (main keyword), solitamente una parola chiave molto competitiva, con volumi di ricerca molto alti. Il contenuto della pillar page deve descrivere l’argomento oggetto del silo in maniera esaustiva, ma rimanendo comunque ad un livello generale. Saranno poi le pagine secondarie, linkate alla (e dalla) pillar page, che approfondiranno in maniera verticale tutti gli aspetti specifici dell’argomento sfruttando le related keyword.

Query

In informatica, una query è l’azione di interrogare un database per estrarre risultati selezionati. In ambito SEO il termine query mantiene il suo significato tecnico, ma rappresenta quello che l’utente digita all’interno del motore di ricerca. Per certi versi, query e keyword sono la stessa cosa, ma la query è la parola o l’insieme di parole che l’utente cerca, mentre la keyword identifica le query per cui la SEO (e anche SEA) vuole posizionarsi.

Ranking

Il ranking di una pagina web è il suo posizionamento all’interno dei risultati di ricerca. Un ranking alto significa essere tra i primi posti della SERP e l’obiettivo della SEO è proprio quello di portare il ranking al top.

In italiano sono le keyword correlate, ovvero parole chive composte dalla main keyword (es: “smartwatch”) più altre parole che rendono la parola chiave più specifica, portandola quindi verso la coda lunga (es: “smartwatch gps cardio”).

Risultato zero

Vedi featured snippet.

Robots.txt

E’ un file testuale che viene caricato nella root del dominio del sito. Tramite il file robots.txt è possibile impedire l’accesso ai crawler ad alcune sezioni del sito web o a singoli URL specifici. Di default, tutti gli URL del sito sono accessibili dai crawler a meno di non specificarlo all’interno del file robots o tramite il meta tag noindex. All’interno del file robots.txt si può anche (e si dovrebbe sempre) indicare ai crawler l’URL della sitemap.

Schema Markup

Sono informazioni riguardo al sito, come la tipologia di contenuto, l’autore e il titolo, inserite all’interno delle pagine in formato JSON-LD (ci sono altri metodi ma questo è il più diffuso e consigliato). Queste informazioni seguono una struttura predefinita a monte dal sito Schema.org, un progetto nato dalla decisione dei motori di ricerca più diffusi al mondo (Google, Bing, Yahoo e Yandex) di collaborare per rendere il mondo del web più strutturato e, appunto, schematico. Infatti, i motori di ricerca utilizzano queste informazioni per facilitare il lavoro dei crawler, ottimizzando la catalogazione dei contenuti e fornendo risposte più coerenti con la ricerca degli utenti, anche tramite funzionalità avanzate come i featured snippet. L’uso degli schema markup hanno assunto negli ultimi anni molta importanza nel calcolo del ranking.

Secondary keyword

All’interno della strategia SEO, le keyword secondarie sono una variazione più specifica della main keyword. Spesso sono composte da 2 o 3 parole, tra cui la keyword principale.

Search intent

Il search intent è strettamente legato alle query di ricerca poiché, tramite quest’ultime, l’utente prova ad esprimere in parole la sua reale necessità. Questa necessità assume il significato di “intento di ricerca” che, in teoria, dovrebbe trovare risposta all’interno dei risultati in SERP e nelle relative pagine web.

SERP

Acronimo di Search Engine Results Page, la SERP è, banalmente, l’elenco ordinato dei risultati restituiti dal motore di ricerca in seguito a una query. I posizionamenti organici nella SERP di Google sono 10 per ogni pagina, oltre ai featured snippet.

Silo (Topic Cluster Model)

Quella del silo (siloing o topic cluster model) è una strategia SEO che porta con sé diversi vantaggi: permette di apparire rilevanti (specializzati) agli occhi del motore di ricerca per quell’argomento, soddisfa completamente il search intent degli utenti favorendone la navigazione, facilita il posizionamento per keyword molto competitive e con alti volumi di ricerca facilitando anche il lavoro dei crawler e l’indicizzazione del sito. Ma come funziona? Un silo prevede una pagina principale (pillar page) che tratta l’argomento in maniera esaustiva ma restando comunque a un livello generale. La pillar page collega (ed è collegata) tramite link interni una serie di pagine secondarie di supporto che approfondiscono l’argomento in modo estremamente verticale, utilizzando le related keyword, andando ad esaurire il search intent degli utenti. È importantissima la fase di keyword research e di progettazione editoriale.

Sitemap

La sitemap consiste in un file XML che fornisce ai motori di ricerca informazioni sulle pagine e sugli altri assets presenti sul sito, come la data di aggiornamento o la versione del contenuto. I crawler leggono questo file per ottimizzare il loro flusso di scansione e, infatti, l’URL della sitemap viene inserito anche nel file robots.txt per renderlo subito disponibile ai bot. Non solo, la sitemap può essere inviata a Google tramite un’apposita sezione della Google Search Console.

Title tag

Tag HTML (<title>...</title>) inserito anch’esso nella head della pagina web. Oltre a rappresentare il titolo della pagina, insieme alla Meta description, è il testo principale che viene visualizzato nei risultati i ricerca e che, in un certo senso, deve fare in modo che l’utente ci clicchi sopra. La lunghezza non dovrebbe superare i 60 caratteri, altrimenti il motore di ricerca potrebbe troncarlo.

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